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Cittadinanza digitale, obiettivo 2017: interoperabilità

di Monica Pilleddu, Poste Italiane – Cantiere Cittadinanza digitale

 

Dal vivace lavoro del Cantiere Cittadinanza digitale 2016 sono emersi i tratti del cittadino digitale, cioè quanto ognuno di noi sperimenta nella sua interazione con la Pubblica Amministrazione attraverso strumenti di comunicazione telematici.

Scarica il report “I nuovi diritti di cittadinanza digitale”, Edizioni ForumPA

E’ vero che in questi anni è stato svolto un grande lavoro, per dotare la PA di infrastrutture avanzate, condizioni normative adeguate per gli investimenti nelle reti digitali, parità di condizioni tra gli operatori del mercato. Certo però è che il nostro Paese resta, secondo l’ultimo report dell’International Telecommunication Union,  al 38esimo posto nel mondo e agli ultimi posti tra i paesi sviluppati per velocità, diffusione e utilizzo di internet.

Quale può essere il nostro contributo all’evoluzione, sia in termini quantitativi che qualitativi, all’erogazione dei servizi digitali erogati dalla PA? E’ con questa sfida che volgiamo lo sguardo all’edizione 2017.

La progressiva proliferazione dell’insieme di profili e dei fabbisogni nei quali si va sempre più articolando il rapporto fra la popolazione e le diverse Pubbliche Amministrazioni, sta portando in evidenza la necessità di ridisegnare l’attuale sistema di relazione con l’utenza. Solo in questo modo, ovvero riequilibrando e semplificando l’attuale modello sarà possibile pervenire nel tempo alla formazione di un vero e proprio modello Citizen Centric, alla cui base ci sia la possibilità e la conseguente consapevolezza da parte del cittadino di riconoscere la PA come un unico interlocutore digitale nel suo complesso e non come un insieme di soggetti dotati di strumenti, standard e regole diversi nonché, troppo spesso, di informazioni tra di loro incoerenti sia sotto il profilo del contenuto intrinseco che del livello di aggiornamento.

A questo punto il primo interrogativo su cui lavorare è: quale modello di interoperabilità supporta al meglio l’attuazione del “once only principle”? Ora che finalmente anche l’Europa ne ha sancito “il diritto”, forse l’Italia, che già ne aveva affermato l’esistenza a livello normativo, purtroppo, come spesso succede, senza darne attuazione, si adopererà per andare davvero incontro ai cittadini o si arroccherà dietro formalismi per paura di affrontare il cambiamento?

Certo per realizzare il nuovo modello è necessario oltre che definirlo coordinarne la realizzazione: indirizzando l’evoluzione dei servizi informatici finalizzati alla raccolta di informazioni svolta dalla Pubblica Amministrazione in modo che quei dati vengano certificati per essere messi a disposizione dello sviluppo di servizi basati sull’aggregazione delle informazioni. Oggi le informazioni racchiuse in silos verticali blindati all’interno di ogni ente hanno un’utilità marginale. Si introduce così il tema dell’interoperabilità, quella tecnologica basata su standard che permettendo il colloquio “certificato” fra sistemi rende all’utenza il più importante servizio, evitandogli di essere colui che, costretto a presentarsi fisicamente nei vari uffici di persona, svolge di persona lo scambio e l’assemblaggio delle informazioni.

Questo passaggio dall’“archeologia informatica” al “digitale”, ha bisogno di un percorso attuativo che indirizzi le PA. Per avviare questo percorso il primo passo è certamente il modello previsto dal Piano Triennale AGID e dal conseguente raccordo col Piano Acquisti di Consip.

Per la realizzazione del modello di riferimento per l’evoluzione della strategia ICT della pubblica amministrazione che sta alla base del Piano Triennale – e che si articola sui tre livelli: infrastrutture materiali, infrastrutture immateriali ed ecosistemi – il ruolo degli standard è fondamentale. La creazione di servizi a valore aggiunto all’interno degli ecosistemi digitali si sviluppa proprio grazie alla razionalizzazione e facilitazione attuata attraverso gli standard, già nel livello delle infrastrutture immateriali, che consentono lo scambio di dati e informazioni ma, soprattutto, possono agganciare il Piano dell’Industria 4.0 in cui il ruolo della PA non può essere quello di un attore di mercato che realizza servizi digitali, ma quello di un attore attento alla trasformazione di strutture e processi interni per evitare di “informatizzare le inefficienze” riportando nel contesto digitale le stesse storture dell’analogico.

In questo quadro è evidente l’importanza della disponibilità di API interoperabili (Application Programming Interface) nelle “Infrastrutture immateriali” e ancor più negli ecosistemi come fattore abilitante nell’utilizzo da parte di soluzioni applicative terze.

Nell’ottica di facilitare la maggiore adozione e diffusione delle API per lo sviluppo di nuove soluzioni digitali della Pubbliche Amministrazioni, le API messe a disposizione adottano i più recenti standard di interoperabilità affinché, a valle delle opportune modifiche del CAD e del modello SPCoop, siano facilmente fruibili sia da un punto di vista tecnico sia dal un punto di vista amministrativo e normativo.

La nuova generazione di servizi digitali per cittadini e imprese, anche grazie ad un maggior coinvolgimento di soggetti privati, si caratterizzeranno sempre più con la presenza di un livello di API standard della Pubblica Amministrazione per l’accesso e lo scambio di informazioni delle infrastrutture immateriali.

Ne consegue che le Pubbliche Amministrazioni potranno concentrarsi nel garantire, certificandola, la qualità dei dati in loro possesso, raccolti sulla base di dichiarazioni degli utenti – che ne sono anche i titolari – mettendole a disposizione, attraverso le API REST, di canali per l’erogazione di servizi digitali delle diverse strutture pubbliche e consentendo così di recidere, non solo il vincolo fra fruizione dalla presenza fisica a sportello ma, aspetto forse ancora più importante in termine di percezione da parte del cittadino, di evitagli quelle inutili, e giustamente per lui incomprensibili nel 2017, spole fra un ufficio ed un altro.

 

 

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