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Cantiere documenti, Manca (Anorc):”Ecco su cosa lavorare nel 2017″

di Giovanni Manca, presidente Anorc – Cantiere Documenti digitali

 

Si è conclusa una prima esperienza di confronto nell’ambito del Cantiere Documenti di FPA.

Un’esperienza positiva per la qualità del coordinamento affidato alla Prof.ssa Giusella Finocchiaro e per la presenza di autorevoli esperti di settore grazie anche all’apertura e al coinvolgimento delle pubbliche amministrazioni sia centrali che locali.

L’associazione ANORC ha partecipato al confronto trovando conferme rispetto alle analisi ed alle attività che conduce sullo sviluppo del digitale e delle professioni ad esso connesse a loro volte presenti nelle attività dell’associazione gemella ANORC Professioni.

> Scarica il report “Documenti: definire e sostenere il digitale”, edizioni ForumPA

I temi emersi hanno trovato conferma oggettiva di quanto comunque viene percepito dagli analisti di ogni ordine e grado.

Si vuole fare, ma ancora vince la macchia di leopardo. Le grandi amministrazioni centrali sono attive sul digitale ma attendono regole di dettaglio. Le norme primarie (certamente il CAD) sono in vigore ma il 50% delle regole tecniche è totalmente nuovo e quindi assente in termini operativi. E poi si dice che il CAD è sospeso (e non lo è certamente) creando alibi a quei soggetti ancora appassionati del cartaceo.

In questa confusione normativa e organizzativa (e a ridosso del nuovo Piano Triennale) le pubbliche amministrazioni sia centrali che locali hanno rappresentato quanto stanno facendo, quanto vorrebbero fare e quali sono i timori che le strutture IT sviluppano nel confronto con i loro vertici che continuano vedere (in generale) la digitalizzazione come un obbligo e non come un’opportunità.

La discussione sul Codice dell’amministrazione digitale ha portato a una serie di chiarimenti sul procedimento amministrativo, sul tipo di sottoscrizione degli atti e sull’interazione tra differenti soggetti.

Il grande tema irrisolto (anche per mancanza di regole) è quello di cosa bisogna conservare nel mondo digitale, quali criteri utilizzare per gli scarti e quali competenze archivistiche e ICT bisogna sviluppare per una PA veramente digitale.

In ogni caso siamo ad un storia che si ripete dal 1977 circa. Il passaggio dai grandi e potenti attori dell’informatica pubblica a una estesa ed attiva PMI sui temi del digitale non ha portato i risultati sperati.

Il primo problema è quello dei cicli politici e della ricerca del consenso anche tramite il tema del digitale. Questi cicli si concludono rapidamente e ci si ritrova con progetti sperimentali mai conclusi (vedi la Carta d’Identità Elettronica la cui seconda fase della sperimentazione è durata oltre un decennio) o mai iniziati come l’unificazione tra Carta Nazionale dei Servizi e Carta d’Identità Elettronica).

Se poi ci sono i fondi questi sono stati assegnati sulla base di progetti as is senza analisi di impatti e di mantenimento. Quindi ci si è ritrovati con certification authority per la firma digitale aperte e chiuse senza l’emissione di alcun certificato ovvero un gestore pubblico di Posta Elettronica Certificata (PEC) che è cessato quando la vigilanza di AgID ha scoperto che il sistema era inattivo e i responsabili non avevano più quegli incarichi.

Gli ultimi quattro anni sono stati poi particolarmente influenzati da modifiche veloci delle responsabilità e da un nuovo impianto normativo confuso e disarticolato come non mai nella storia della digitalizzazione italiana.

Non deve sorprendere quindi che nelle classifiche europee di riferimento si rimane al 25^ posto nonostante la fatturazione elettronica che ci tiene invece tra i primi posti nella UE.

Quindi dopo tante domande, cosa possono fare i cantieri FPA per aiutare a trovare le risposte?

Per prima cosa sarebbe utile mantenere e diffondere sui canali della comunicazione moderna una sorta di timer su quanto tempo è passato dalla generica scadenza. Un esempio eclatante sono i giorni trascorsi senza nuove regole tecniche del CAD.

Un altro utile esercizio potrebbe essere quello di proporre un Codice dell’amministrazione digitale finalmente di principi giuridici primari e non di questioni regolamentari e di dettaglio.

Altro elemento importante è quello cosiddetto dei Forum di interpello. Il mondo della digitalizzazione è sempre più complesso e quindi avere un punto telematico dove porre quesiti e avere risposte (non consulenze ovviamente) è fondamentale.

Infine un po’ di tempo richiederà l’analisi del Piano Triennale che per la prima volta conterrà riferimenti a procedimenti amministrativi descritti in modo algoritmico, a piattaforme cloud e alla cittadinanza digitale che dovrebbe avere il suo punto di contatto nel cosiddetto “Italia login”.

Certamente poi bisognerà trovare una sintesi di un discorso di quaranta anni all’interno di chi fa che cosa, della verifica di chi non lo ha fatto e perché e anche, magari, in ultima speme l’introduzione di sanzioni per gli inadempienti.

Alla fine la Privacy e l’anti corruzione dell’ANAC mettono ansia nei vertici amministrativi proprio per l’esistenza di un regime sanzionatorio. Il monitoraggio qualificato e a campione poi dovrebbe evitare quello che è capitato direttamente a chi scrive.

Su un sito di una ASL la parte sulla trasparenza era completa e ricca di tutto e di può; la modulistica per le richieste sanitarie era praticamente assente.

La burocrazia difensiva ha segnato un altro colpo a suo favore ma rimane il principale problema da affrontare e risolvere. La speranza rimane viva e gli incontri nei Cantieri di FPA ci consentiranno ancora di alimentarla in modo professionale, proattivo e ottimistico.

 

 

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