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Melzi (BravoSolution): “Ecco perché dobbiamo valutare gli operatori economici”

di Ezio Melzi, BravoSolution – Cantiere Procurement pubblico

 

Ho partecipato con entusiasmo al primo appuntamento del Cantiere Procurement Pubblico 2017, durante il quale si è dibattuto sul tema della valutazione dei fornitori della Pubblica Amministrazione. Tanti gli argomenti emersi al tavolo, dalla complessità di definire criteri di valutazione oggettivi, all’esigenza di misurare sia parametri quantitativi che qualitativi, all’opportunità di estendere  la valutazione  dei fornitori  dalla tradizionale fase di “pre gara” (attraverso i consueti processi di Qualifica)  all’intero ciclo dell’affidamento,  fino all’esecuzione del contratto, in ottica di valutazione delle performance a 360°.

L’obiettivo è chiaro e nobile: promuovere competenza e merito degli operatori economici nei processi di acquisto e appalto pubblico, a vantaggio dell’intero Sistema Paese in termini di costi e qualità della spesa pubblica. La realizzazione di questo obiettivo è però davvero sfidante se pensiamo che, oggi, per le Stazioni Appaltanti può non essere facile recuperare anche solo le informazioni “base” sugli operatori economici, spesso disponibili ma frammentate nei sistemi di diverse organizzazioni ed enti (ad esempio Prefetture, InfoCamere, Agenzia delle Entrate, ANAC…). E la raccolta di queste informazioni costituisce solo il primo passo di un ipotetico processo di valutazione preventiva e consuntiva dei fornitori, ovvero della loro “reputazione”.

Nonostante le difficoltà,  le Stazioni Appaltanti sentono l’esigenza di introdurre meccanismi di valutazione oggettiva  della reputazione dei fornitori, come dimostra l’indagine “Rating Reputazionale Fornitori e Buona esecuzione del Contratto” condotta da  Promo PA Fondazione su diverse centinaia di Stazioni Appaltanti. Circa l’80%  del campione si dichiara favorevole:

 

Se questo è il “desiderata”, altri risultati della medesima indagine evidenziano le difficoltà che le Stazioni Appaltanti  hanno nel “mettere a terra” processi di valutazione dei fornitori:

 

I sistemi di qualificazione esistenti sono inoltre considerati appena «sufficienti” e comunque poco utili per rilevare la qualità del fornitore.

 

Sul fronte della Pubblica Amministrazione qualcosa si sta però muovendo, anche come effetto delle Direttive Europee sugli Appalti  riferite  all’introduzione di criteri reputazionali sui fornitori pubblici.

Mi riferisco in  particolare al progetto della Banca Dati unica degli Operatori Economici (BDOE), intrapreso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti L’obiettivo, come noto, è raccogliere e mettere a disposizione delle Stazioni Appaltanti tutte le informazioni sugli Operatori Economici  in un unico Repository, sempre aggiornato poiché interconnesso alle diverse  “fonti dati”.  Con questo termine si identificano in particolare  enti ed istituti pubblici titolari delle documentazioni riferite ai “requisiti generali” degli operatori economici ( ad esempio  Ministeri, Agenzia delle Entrate, Camere di Commercio, INPS, ANAC ecc). E’ chiaro che la disponibilità di informazioni sempre aggiornate costituirebbe la base di un sistema agile, efficiente e oggettivo di qualificazione preventiva dei fornitori.

L’obiettivo a medio/lungo termine potrebbe essere però più ampio e “coraggioso”, delineando  la costruzione di un sistema davvero in grado di premiare il merito, la competenza e l’eticità nei processi del procurement pubblico, proprio in ottica “reputazionale”.  L’auspicio è infatti quello di impostare – attorno al “nucleo” costituito dal Repository –  processi strutturati di Qualifica e Valutazione  dei fornitori, anche specifici per categoria di fornitura ed anche “a consuntivo” (ovvero in ottica di misurazione delle performance contrattuali).

Quale provider di soluzioni tecnologiche per il procurement pubblico a livello internazionale tengo a sottolineare che gli strumenti per procedere rapidamente in questa direzione sono disponibili e già ampiamente consolidati. Lo confermano le esperienza di molti Governi nazionali e grandi Stazioni Appaltanti con cui collaboriamo in paesi quali il Regno Unito, l’Olanda, il Canada, gli Emirati arabi Uniti ecc. Il problema  del nostro paese non è dunque “strumentale” ma, probabilmente, più culturale. Credo che l’iniziativa Cantiere Procurement Pubblico possa dare un grande supporto per promuovere dibattito e confronto  su questi temi, in ottica di proposta e suggerimento per i decisori istituzionali.

 

 

 

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