Foto di Cristobal Cobo Romanì rilasciata sotto licenza cc – https://www.flickr.com/photos/ergonomic/3363073562

Cosa è e come si fa “didattica delle competenze” a scuola

di Paolo Paolini, Politecnico di Milano – Advisor Cantiere Scuola digitale

Sia per la scuola che per le università si è posta la attenzione, recentemente, su aspetti non legati a singole discipline: capacità di comunicare, capacità di sintesi, capacità di collaborare in gruppo, capacità di rispettare gli impegni, capacità di gestire grandi quantità di informazione, capacità di apprendere e di cercare informazioni di qualità in rete, etc. Per questi aspetti della didattica diversi Paesi e diverse comunità usano termini diversi: competenze, competenze trasversali, competenze del XXI secolo (o del terzo millennio), “soft skills” ecc.. I termini diversi a volte corrispondono a sfumature diverse, ma più spesso sono intercambiabili.

Sia per la scuola che per le università queste competenze sono importanti, per vari motivi: sono formative per l’ingresso nel mondo del lavoro (molte aziende le valutano come criteri fondamentali per le assunzioni); sono rilevanti per proseguire gli studi con successo (molte università le considerano fondamentali per un corso di studi efficaci); sono rilevanti per assicurare una lunga vita attiva (cioè per supportare il “life-long learning”).

Se nessuno mette in dubbio la rilevanza delle competenze, la didattica delle competenze pone delle sfide importanti, con idee piuttosto confuse su come affrontarle. Alcune delle difficoltà sono le seguenti:

  1. le competenze non sono una disciplina codificata; non esistono libri di testo e manuali specifici; non si possono organizzare lezioni tradizionali su di esse.
  2. Le competenze richiedono innovazione pedagogica. Si possono usare varie sigle di moda (“authentic learning”, “learning by doing”, “constructivism”, “ricerca azione”, …), ma la sostanza è che il modo tradizionale di fare didattica non funziona.
  3. Le competenze sono trasversali, il che non vuol dire che sono al di fuori delle varie discipline tradizionali, ma che sono dentro di esse. Le competenze andrebbero usate per apprendere storia, filosofia, latino, letteratura, fisica e attraverso le singole discipline.
  4. La acquisizione di competenze richiede orari diversi. Lavorando alle competenze, la rigidità degli orari di alcune scuole (le superiori in particolare) diventa un ostacolo formidabile.
  5. Si richiede la collaborazione tra insegnanti. Per i punti 3 e 4 non si può delegare ad un singolo insegnante la didattica delle competenze. Tutti (o tanti tra) gli insegnanti devono far la loro parte.
  6. Valutare le competenze è molto difficile a scuola. Le competenze riguardano “il processo” dell’apprendimento e non “il prodotto” (il contenuto appreso) per cui sono molto difficili da valutare. E senza valutazione tutte le attività scolastiche vengono svalutate.
  7. Non ci sono le necessarie conoscenze all’interno della scuola. Nel mondo della scuola in generale (e nella comunità degli insegnanti in particolare) sembrano non esserci le conoscenze opportune. In termini semplici: la maggior parte degli insegnanti non possiede le competenze del terzo millennio in misura adeguate per poter favorire il loro apprendimento. La scuola dovrebbe farsi aiutare dal mondo esterno (università, aziende, organizzazioni no-profit), ma sappiamo che è difficile.

Le difficoltà sopra elencate sono formidabili, ma questo non vuol dire che non si possa e non si debba far nulla. È necessario iniziare un percorso che porti in tempi ragionevoli ad introdurre la didattica delle competenze all’interno della scuola italiana.  Un possibile percorso potrebbe essere il seguente:

  • iniziare da subito un dibattito approfondito per aumentare (tar dirigenti ed insegnanti) la attenzione e sensibilizzazione sul tema;
  • acquisire e studiare articoli e relazioni scientifiche sull’argomento;
  • raccogliere esempi di casi di didattica delle competenze realizzati all’estero, comprendendone in profondità luci ed ombre;
  • stimolare sperimentazioni anche in Italia, con un monitoraggio ed una valutazione rigorosi (e non limitati all’auto-compiacimento dei protagonisti);
  • studiare con attenzione il tema della “valutazione” e cominciare a formulare delle ipotesi;
  • innescare discussioni a tutti i livelli ministeriali, da USP, USR fino ai dipartimenti centrali.

La didattica delle competenze è materia importante, non semplice ed anche scivolosa (se non pericolosa). Non si devono improvvisare soluzioni (soprattutto se irreggimentate da normative), ma non si può nemmeno non fare nulla.  Forse è uno dei settori in cui la autonomia decisionale delle scuole e la apertura al mondo esterno della scuola (sempre difficile) possono aiutare in modo significativo.

Questo tema importante e difficile viene affrontato dal Politecnico di Milano (HOC-LAB del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria) in vari modi: attività di ricerca scientifica, sperimentazione con le scuole, attività di lettura e di studio (Polireading), formulazione di proposte (Cantiere Scuola digitale di FPA).

Il 29 settembre 2017 a Milano verrà proposto un seminario seguito da una tavola rotonda sull’argomento. Dirigenti, insegnanti e ricercatori di pedagogia sono i benvenuti per avviare delle collaborazioni. A breve daremo maggiori informazioni in merito.

 

 

Foto di Cristobal Cobo Romanì rilasciata sotto licenza cc – https://www.flickr.com/photos/ergonomic/3363073562