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Firma e domicilio digitale, cosa cambia nel Cad firmato Piacentini

di Giovanni Manca, presidente ANORC – Cantiere Documenti digitali

 

Come è noto lo scorso venerdì 8 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare il decreto legislativo recante modifiche e integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale, d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (“CAD”).

Il testo è di natura preliminare e quindi negli ulteriori passaggi istituzionali può subire delle modifiche. I pareri da acquisire sono quelli delle commissioni parlamentari competenti per la materia, del Garante per la protezione dei dati personali, della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato. E’ stata anche più volte annunciata da fonti autorevoli una consultazione pubblica. Comunque solo al completamento di questi passaggi il Consiglio dei Ministri potrà procedere all’esame definitivo del testo normativo e si potrà procedere alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

In una visione d’insieme lo schema di decreto correttivo del CAD fa percepire l’influenza del lavoro del Team Digitale (un esempio è la Piattaforma nazionale per la governance della trasformazione digitale o il servizio di indicizzazione e ricerca documentale), la volontà di precisare ulteriormente il ruolo del domicilio digitale, la necessità di migliorare l’adeguamento al Regolamento europeo 910/2014 noto come eIDAS. Inoltre sono stati modificati una serie di articoli sostanzialmente per correggere refusi (nel testo vigente si fa riferimento ad articoli e commi abrogati) ovvero per modificare lo stile di presentazione delle regole. Infine, come già detto, la linea di azione del Team Digitale ha indotto il Legislatore ad introdurre nella norma nuovi concetti (come per i dati in formato aperto) o semplificazioni come per la nuova definizione di domicilio digitale. L’ambito di applicazione del CAD stabilito nell’articolo 2, comma 2 viene ampliato e nel comma successivo viene chiarito quali regole sono anche per i soggetti privati.

La modifica di maggiore ampiezza in questo schema di decreto è quella sul domicilio digitale. Il legislatore raccoglie e attualizza in queste nuove regole quanto stabilito negli anni con le disposizioni in materia di posta elettronica e PEC. In questa versione del CAD, il domicilio digitale è l’indirizzo elettronico, eletto conformemente allo stesso CAD, valido al fine delle comunicazioni aventi valore legale. Non è più costituito soltanto da un indirizzo PEC, ma per le persone fisiche sono previste anche altre modalità. In particolare, è previsto che “Le persone fisiche possono altresì eleggere il domicilio digitale avvalendosi del servizio di cui all’articolo 64-bis”. Questo servizio è il punto unico di accesso telematico generalmente referenziato come Italia Login o Punto di accesso unico.

Tale domicilio è obbligatorio per i soggetti espressamente indicati dall’art. 2 del CAD il quale è stato modificato come sopra riportato. È obbligatorio anche per i professionisti iscritti in albi ed elenchi e per le imprese e le società. Il domicilio digitale viene automaticamente associato all’indirizzo indicato da professionisti, imprese e società in albi, elenchi e registri. Queste regole già oggi sono attive funzionalmente tramite la PEC, da tempo obbligatoria per molti soggetti. Un provvedimento specifico stabilirà le modalità di individuazione del domicilio digitale per le persone fisiche per le quali non è obbligatoria la PEC. Saranno gestiti i soggetti “inesperti” o in altre parole sarà gestito il divario digitale.

Le comunicazioni trasmesse al domicilio digitale producono gli stessi effetti delle raccomandate con ricevuta di ritorno e delle notificazioni. Si intendono spedite se inviate al proprio gestore e consegnate se rese disponibili al domicilio digitale del destinatario, salva la prova cha la mancata consegna sia dovuta a fatto non imputabile al destinatario. Dunque sarà il destinatario a dovere provare di non avere ricevuto a causa, per esempio, di malfunzionamento del sistema.

In materia di firme elettroniche si introduce una revisione delle disposizioni in materia. Oltre a un non chiarissimo, ma non ostativo, riposizionamento delle regole viene aggiunto alla firma digitale, alla firma elettronica qualificata e alla firma elettronica avanzata, un nuovo processo di firma.

È quello che prevede che il documento sia formato “previa identificazione del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’AgID ai sensi dell’art. 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore”. E’ difficile pensare che i requisiti da fissare a carico di AgID non siano un nuovo processo di firma elettronica avanzata che sarà integrato da SPID per l’individuazione dell’identità del sottoscrittore.

Con un riposizionamento normativo, ma non sostanziale il valore giuridico del documento informatico senza firma e del documento informatico con firma elettronica restano liberamente valutabili in giudizio, sulla base di quattro criteri: qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità. In altre parole è il giudice a decidere.

Le qualifiche e gli accreditamenti sono sempre di più assimilabili alle regole comunitarie ma la volontà politica di abbattere le barriere di ingresso sul capitale sociale, che potrebbe essere di un euro, delle imprese candidate deve gestita con particolare attenzione. Certamente questa scelta ci avvicina all’Europa considerato che i 5 milioni di euro oggi richiesti per il capitale sono nettamente superiori a quelli richiesti nelle altre legislature degli Stati membri.

Per i dettagli operativi su questi temi è atteso un decreto attuativo è previsto entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del CAD.

L’articolo sulle sanzioni per i prestatori di servizi fiduciari qualificati, per i gestori di posta elettronica certificata, per i gestori dell’identità digitale e per i conservatori (32-bis) conferma la loro “pesantezza” visto il previsto intervallo di 40.000 – 400.000 euro. Lascia perplessi il fatto per servizi disomogenei si utilizzi un metro comune per l’entità delle sanzioni. Una sanzione di 40.000 euro per una violazione veniale delle regole diventa formalmente corretta ma sproporzionata.

Per lo SPID e per il suo futuro basta leggere quanto stabilito nell’articolo 64, comma 2-quater.

2-quater. L’accesso ai servizi in rete erogati dalle pubbliche amministrazioni che richiedono identificazione informatica avviene tramite SPID.

Un decreto stabilirà la data per l’utilizzo del solo SPID per l’accesso ai servizi in rete e sempre incerto è il destino per l’accesso ai servizi tramite Carta Nazionale dei Servizi e della Carta Nazionale dei Servizi visto che si continua a stabilire che “può avvenire”, oggetto di interpretazioni discordanti.

Il nuovo articolo 71, comma 1 introduce le linee guida in sostituzione delle regole tecniche. Appare come una scelta di stile visto che i meccanismi di approvazione non sembrano modificarsi.

Quelle analizzate non sono le uniche modifiche al vigente CAD; ce ne sono di ulteriori sul domicilio digitale e l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, i sistemi di pagamento, il protocollo informatico, la gestione documentale e la sicurezza informatica. Qualche chiarimento normativo sui temi del codice aperto e del riuso. Sempre in coordinamento e regolamentazione di quanto previsto nel Piano Triennale. I compiti di AgID aumentano ancora una volta ma si stabilisce in un articolo (il 62, comma 2 del decreto correttivo) che non novella il CAD quanto segue:

…l’AgID può avvalersi, in aggiunta alla dotazione organica vigente, di un contingente di 40 unità di personale di altre amministrazioni statali, in posizione di comando o fuori ruolo …

Peraltro implacabile il decreto correttivo chiude con

all’attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto si provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Il giudizio finale su un testo in evoluzione deve essere sospeso. I decreti attuativi lasciano i soliti puntini di sospensione. Certamente sono critici quelli su accreditamento e qualifica e sui disciplinari sanzionatori.

Il problema delle regole tecniche “sospese” sembra superato con l’entrata in vigore di questo nuovo CAD. Ma le linee guida rimangono urgenti in termini di aggiornamento, coordinamento e correzione delle obsolescenze e delle incongruenze.

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