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Digitale e imprenditorialità: le azioni del PNSD per innovare la didattica e lavorare sulle competenze

di Damien Lanfrey e Donatella Solda – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

 

Dopo 22 mesi, la maggior parte delle 35 azioni è stata realizzata o è in corso di realizzazione, e una porzione consistente degli 1.2 miliardi di Euro di investimenti previsti è stata stanziata a favore delle scuole.

I dati dell’Osservatorio sulla Scuola Digitale (ancora parziali, perché in corso di raccolta) raccontano una storia di progressiva innovazione del sistema scolastico. Pur non senza difficoltà, le scuole stanno abbracciando la visione di innovazione didattica e organizzativa contenuta nel Piano.

Tra i dati più confortanti del monitoraggio in corso, anche considerando il punto di partenza del sistema italiano precedentemente al Piano, vi sono quelli sulle competenze degli studenti: il 74% delle scuole ha messo in campo percorsi sulla cittadinanza digitale (educazione ai media, all’informazione e data literacy), oltre il 70% su pensiero computazionale e robotica educativa e il 60% su creatività e nuovi linguaggi del digitale.

La sfida è tutt’altro che vinta, ma si tratta di numeri che non sarebbero minimamente potuti essere presentati due anni fa. E che aumenteranno ancora durante il prossimo anno scolastico, grazie a 80 milioni di Euro di investimenti aggiuntivi e dedicati alle stesse competenze digitali, progettati tra aprile e maggio scorso e pronti ad impattare concretamente già ad ottobre in oltre 3.000 scuole.

Il Ministero sta affrontando la questione delle competenze digitali degli studenti in maniera strutturale.

Da una parte, verticalmente, introducendo nuovi contenuti e nuovi obiettivi di contenuto nel curriculum scolastico, allineati alle richieste del digitale come agente attivo di cambiamento sociale, culturale ed economico.

I due progetti guida del Ministero dell’Istruzione in materia di competenze digitali forniscono una base fondamentale:

Programma il Futuro, realizzato in collaborazione con il CINI e in partenariato con una dozzina di stakeholder del mondo dell’innovazione digitale allo scopo di portare il pensiero computazionale in tutte le scuole del primo ciclo, ha coinvolto 1.6 milioni di studenti, 26.000 docenti e quasi 6.000 scuole per una media di 14 ore di programmazione per studente.

Generazioni Connesse, un partenariato ampio di attori del mondo ICT, della società civile e delle istituzioni ingaggiato sui temi della cittadinanza digitale, ha coinvolto 13 milioni di persone anche attraverso una campagna media e sensibilizzato 2.500 scuole, 200.000 studenti, 120.000 genitori e 20.000 docenti.

Le aree chiave sono quattro – cittadinanza digitale, pensiero computazionale, STEM e imprenditorialità – e nei prossimi mesi, entro la fine del 2017, partiranno interventi “rafforzativi” per ognuna di esse.

  • Un percorso di “educazione civica digitale” in ogni classe, sostenuta da una campagna di comunicazione pubblica, risorse didattiche per ogni scuola e un percorso formativo. Ogni studente deve poter essere un cittadino del 21mo secolo: questo passa dalla capacità di cercare e analizzare informazione, dall’educazione ai media e dalla capacità di sviluppare strategie comportamentali adeguate e positive in Rete, o ancora dalla possibilità di riconoscere fake news e comprendere appieno le dinamiche di produzione dell’informazione.
  • Un ulteriore finanziamento per sperimentazioni di larga scala, in co-investimento con i territori, con lo scopo di introdurre pensiero analitico e computazionale e informatica strutturalmente a tutti i cicli, dalla prima elementare all’ultimo anno delle scuole superiori. Se, da una parte, il MIUR è al lavoro perché ogni studente del primo ciclo possa avvicinarsi al pensiero computazionale, dall’altra cominciamo ad affrontare verticalmente al curricolo la questione
  • Un investimento per realizzare percorsi STEM e di cittadinanza scientifica in ogni classe della scuola media a partire dal prossimo anno scolastico, con una particolare enfasi sulle studentesse.
  • Un curriculum nazionale per l’imprenditorialità, per permettere ad ogni studente della scuola secondaria di sviluppare il proprio spirito di iniziativa traducendo idee in progetti concreti, capitalizzando sul recente investimento di 50 milioni di Euro su questo tema. Tutte le scuole secondarie saranno messe nelle condizioni di lavorare su questo tema in classe: durante l’anno scolastico poi, organizzeremo in ogni territorio

La sfida quindi è di rendere strutturali le competenze digitali negli ordinamenti scolastici. Per questo, nei prossimi giorni il Ministero chiamerà i migliori esperti del Paese per lavorare sulle indicazioni nazionali, individuare le aree di miglioramento e intervenire su cosa i nostri studenti studiano a scuola.

Dall’altra parte, trasversalmente. Il tema delle competenze degli studenti è fortemente connesso alla qualità della didattica – sia su temi verticalmente connessi, come quelli appena citati, che trasversalmente all’intero curricolo scolastico.

Non esiste investimento in innovazione senza formazione di qualità. Dalla formazione passa la qualità di tutte le altre azioni, e la capacità di accompagnare le scuole nella sfida dell’innovazione.

Su questo aspetto, nonostante i grandi investimenti già realizzati (25 milioni per formare oltre 157.000 persone), il 26 luglio la Ministra Fedeli ha rilanciato. Occorre infatti promuovere un investimento in qualità, e non solo in quantità.

Per fare formazione di qualità non basta investire risorse. Occorre consolidare e rafforzare le competenze presenti nel nostro sistema educativo “allargato”.

Come per i competence center di Industria 4.0, abbiamo intenzione di investire in luoghi e partenariati di contenuto che possano dare al nostro sistema competenze stabili sull’innovazione educativa – sui temi del digitale – ciò che serve: contenuti e formazione di qualità sulle priorità del Piano: oltre a cittadinanza digitale, pensiero computazionale, STEM e imprenditorialità, saranno focus di questi centri innovazione didattica e metodologica e leadership educativa.

In aggiunta a questo, due gruppi di lavoro opereranno strutturalmente per tutto il sistema. Uno si dedicherà all’innovazione metodologica nella didattica, in modo da fornire ad ogni scuola, in un modo concreto, una selezione di modelli applicabili per portare l’innovazione metodologica in ogni classe.

L’altro chiarirà definitivamente la questione dell’utilizzo di dispositivi personali degli studenti in classe (Bring Your Own Device) promuovendo un uso consapevole e in linea con le esigenze didattiche moderne: su questo punto, il gruppo tecnico di lavoro chiamato ad aggiornare le circolari e le norme in vigore, produrrà una guida chiara e utilizzabile già prima di Dicembre.

Non facciamo, però, l’errore di considerare solamente gli investimenti diretti su competenze digitali degli studenti, formazione docenti e innovazione didattica.

La capacità di un sistema educativo di sviluppare le competenze (digitali) degli studenti non va letta solamente nel dato progettuale e curricolare.

Tutti gli investimenti del Piano Nazionale Scuola Digitale – e a maggior ragione quelli oggetto del rilancio del 26 luglio – sono funzionali all’obiettivo centrale del sistema educativo: dare agli studenti le competenze, conoscenze e attitudini per orientarsi, con consapevolezza, spirito critico e capacità di adattamento, alle sfide del 21mo secolo e tutta l’impalcatura della policy sull’innovazione a scuola è di per sé abilitante per raggiungere questo  scopo.

Le azioni del PNSD sono quindi spesso premesse indispensabili, a partire da quelle per la connettività alla porta di ogni scuola, su cui il Ministero per lo Sviluppo , attraverso il Piano Banda Ultra-Larga voluto dal Governo e condotto dal Sottosegretario Giacomelli, ha messo in campo investimenti importanti, molti in corso proprio in questi mesi. Questo a ribadire che il punto di partenza per una scuola innovativa è l’accesso a Internet, senza il quale è irrealistico proporre modelli che esplodono le dinamiche della didattica tradizionale, richiedendo che le attività a scuola si interfaccino con la rete.

Ma dare alle scuole gli strumenti giusti significa anche puntare sulla qualità degli spazi di apprendimento, e sulla capacità di questi di promuovere l’apprendimento pratico, la creatività, le soft skills e il lavoro su casi reali. Ecco quindi che dopo gli investimenti verso le scuole del primo ciclo, è arrivato il tempo di innovare in chiave digitale i propri indirizzi caratterizzanti e professionalizzanti. Dall’agrario all’alberghiero, passando per moda, meccatronica, la chimica o l’odontotecnica, ogni indirizzo scolastico sarà accompagnato per affrontare la digitalizzazione con un approccio 4.0.

Questo per dare concretezza alle esigenze della didattica “hands on”, che richiede di sperimentare, e per permettere alle scuole di cimentarsi nelle grandi sfide e grandi opportunità per ogni professione del futuro imminente, che si evolverà influenzata da questo paradigma.

Infine, puntare sulle competenze, significa anche restituire il tempo alla didattica, e  semplificare la vita a scuole e famiglie, e rendere la comunicazione tra queste efficace e trasparente. Su questo, insieme al Team Digitale della Presidenza del Consiglio e ad AGID, e grazie al sostegno del Commissario Straordinario per l’Agenda Digitale Diego Piacentini, daremo alle scuole gli strumenti per innovare la propria comunicazione, con siti web aperti, usabili e costruiti sulle esigenze della comunità scolastica tutta, per valorizzare l’identità di ogni istituto, l’offerta formativa, la didattica e i rapporti con il territorio, e per mettere al centro gli studenti e le loro produzioni.

A questo si aggiunge il lavoro per far diventare il sistema informativo del MIUR sempre più solido e moderno, aperto all’interazione con applicazioni esterne; un sistema di identità digitale per tutti, studenti inclusi; una migliore circolazione dei dati della scuola. Un sistema, soprattutto, che faccia risparmiare molto tempo delle scuole.

Così come Industria 4.0 lavora sulla domanda di cambiamento del sistema produttivo del paese, il Piano Nazionale per la Scuola Digitale, affronta la domanda di cambiamento e l’aggiornamento del sistema educativo orientato alle sfide del XXI secolo e in generale di tutto il sistema italiano.

 

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