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Pagamenti digitali, Garavaglia:” Nelle modifiche al Cad c’è un po’ del lavoro del Cantiere”

di Roberto Garavaglia, Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor – Advisor Cantiere Pagamenti digitali

 

Con l’Atto di Governo N° 452, è stato sottoposto al parare del Parlamento lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del Codice di Amministrazione Digitale, novellato poco più di un anno fa[1].

Il testo, trasmesso alla Camera il 13 settembre scorso, accoglie alcuni indicazioni espresse – a titolo di raccomandazione – nel documento di advocacy “Il digitale che entra nei sistemi di pagamento alla PA” edito da ForumPa, frutto dell’attività svolta all’interno del Cantiere Pagamenti Digitali, un Tavolo di Lavoro conclusosi a dicembre 2016, di cui sono stato coordinatore e advisor.

Sottolineando l’importanza di come le Leggi debbano dare linee guida, ma non possano dettare regole tecniche (che devono essere emanate dai competenti organi tecnici a ciò delegati), con la prima Raccomandazione[2] il Cantiere auspicava un miglior coordinamento e razionalizzazione delle disposizioni contenute nel Codice, tale da poter – anche – abilitare, in fase di attuazione, un processo di semplificazione costantemente aggiornato con l’evoluzione tecnologica.

Orbene, tra le linee portanti dell’intervento correttivo proposto, rinviene molto chiaramente l’intento di proseguire nell’opera di razionalizzazione del CAD, intervenendo sia tramite un lavoro di semplificazione sia sostituendo le regole tecniche con linee guida la cui adozione viene direttamente affidata all’Agenzia per l’Italia digitale, cosicché l’attuazione tecnico-operativa delle disposizioni di legge sia in grado di stare al passo con la continua evoluzione tecnologica, allontanando, nel contempo, il rischio che le regole finiscano con imbrigliare amministrazione e cittadini nell’impiego di soluzioni e servizi meno moderni di quelli disponibili sul mercato.

A supporto dell’opera di semplificazione, il Cantiere esprimeva alcune necessità di chiarimento delle regole e, in particolare su taluni articolati, era giunto a pronunciarsi con proposte emendative che avrebbero potuto dipanare molte incertezze interpretative. È il caso dell’articolo 5 del novellato CAD, una disamina delle cui previsioni consentiva l’emersione di non pochi dubbi circa la corretta interpretazione del combinato disposto dei commi 1 e 2.

In particolare, se quanto previsto dal primo capoverso del comma 1, obbliga le Pubbliche Amministrazioni all’uso di una piattaforma, indicata al successivo comma 2, per l’accettazione di

(…) pagamenti spettanti a qualsiasi titolo attraverso sistemi di pagamento elettronico, ivi inclusi, per i micro-pagamenti, quelli basati sull’uso del credito telefonico

il secondo capoverso dello stesso comma, dispone però la possibilità che le medesime possano accettare anche altre forme di pagamento elettronico, non discriminando fra le sole carte di debito, credito e prepagate, senza tuttavia precisare alcun obbligo in merito al tipo di piattaforma mediante cui la PA potrebbe accettare tali specifici strumenti. Il comma 2, al fine di dare attuazione al comma 1 nella propria interezza (così appariva dalla lettura), individua nell’AgID il soggetto deputato a rendere disponibile tramite SPID l’autenticazione dei soggetti interessati all’operazione in tutta la gestione del processo di pagamento.

Una siffatta lettura, pertanto, faceva emergere (almeno) i seguenti dubbi:

  1. gli strumenti di pagamento basati su carte di debito, credito e prepagate, possono essere accettati anche tramite piattaforme diverse da quella resa a disposizione da AgID, che prevede l’impiego di SPID ai fini de “l’autenticazione dei soggetti interessati all’operazione in tutta la gestione del processo di pagamento”
  2. quali sono gli strumenti di pagamento elettronico per cui la PA è effettivamente obbligata all’uso della piattaforma resa disponibile da AgID, che prevede l’impiego di SPID.

L’interpretazione proposta dal Cantiere[3] è quella che, più chiaramente, si sarebbe potuto dedurre se il comma 1 dell’art.5 del novellato CAD fosse stato così modificato:

I soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, sono obbligati ad accettare, tramite la piattaforma di cui al comma 2, i pagamenti spettanti a qualsiasi titolo attraverso sistemi di pagamento elettronico, ivi inclusi, per i micro-pagamenti, quelli basati sull’uso del credito telefonico, senza discriminazione in relazione allo schema di pagamento abilitato per ciascuna tipologia di strumento di pagamento elettronico come definita ai sensi dell’articolo 2, punti 33), 34) e 35) del regolamento UE 2015/751 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2015 relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta.

Anche in questo caso, nel testo correttivo proposto con l’AdG N°452, appare piuttosto evidente che la raccomandazione espressa dal nostro Tavolo di Lavoro è stata accolta nel proprio intento chiarificatore.
Una lettura dell’articolo 6 (modifiche all’articolo 5 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82) dello schema di decreto sottoposto a pareri parlamentari, infatti, ci permette di constatare come il novellato articolo 5 comma 1 del CAD, con l’aggiunta della frase “Tramite la piattaforma elettronica di cui al comma 2” nel secondo periodo, divenga assai più comprensibile:

I soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, sono obbligati ad accettare, tramite la piattaforma di cui al comma 2, i pagamenti spettanti a qualsiasi titolo attraverso sistemi di pagamento elettronico, ivi inclusi, per i micro-pagamenti, quelli basati sull’uso del credito telefonico. Tramite la piattaforma elettronica di cui al comma 2, resta ferma la possibilità di accettare anche altre forme di pagamento elettronico, senza discriminazione in relazione allo schema di pagamento abilitato per ciascuna tipologia di strumento di pagamento elettronico come definita ai sensi dell’articolo 2, punti 33), 34) e 35) del regolamento UE 2015/751 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2015 relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta.

In merito all’impiego del Sistema Pubblico d’Identità Digitale, il Tavolo di Lavoro ne ribadiva il ruolo centrale nell’operatività del Nodo dei Pagamenti, laddove avrebbe dovuto costituire un’asse importante del circuito di “Trust” nei pagamenti attivati presso l’Ente Creditore.

In particolare, con la Raccomandazione 2.1 (Opportunità di impiego SPID a supporto del Nodo dei Pagamenti-SPC), il Tavolo di Lavoro proponeva l’adozione dell’identità digitale, al fine di semplificare maggiormente la user experience del cittadino che compie un pagamento verso la Pubblica Amministrazione, previa identificazione sul portale dell’Ente Creditore.

Nel correttivo CAD in esame, si prevede che i prestatori di servizi di pagamento abilitati siano obbligati dal 1° gennaio 2019 ad eseguire pagamenti a favore delle pubbliche amministrazioni attraverso l’utilizzo di una piattaforma tecnologica messa a disposizione da AgiD, che al fine di assicurare l’autenticazione dei soggetti interessati all’operazione in tutta la gestione del processo di pagamento, faccia espressamente uso di SPID.

Che dire… il solco è (stato) tracciato e il terreno seminato: speriamo in una fertilità che dia buoni frutti e ricordiamo che è sempre meglio cogliere in tempo, piuttosto che aspettare.

 


 

[1] Il CAD (decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82) è stato novellato con il decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179

[2] RACCOMANDAZIONE 1.1: monitoraggio attuazione e norme

[3] RACCOMANDAZIONE 1.2: chiarimento dell’art. 5 c. 1 e c.2 del nuovo CAD

 

 

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