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Il Cad dimentica il sigillo elettronico: ecco cos’è

di Giovanni Manca, presidente Anorc – Cantiere Documenti digitali

Come è noto il Regolamento UE n. 910/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014, in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE (nel seguito eIDAS) è efficace dal 1 luglio 2016 (salvo le limitate eccezioni indicate nell’articolo 52).

Il Codice dell’amministrazione digitale (CAD – D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 più volte novellato) è stato modificato, nella versione vigente, proprio per coordinare quanto stabilito in Europa con rango regolamentare predominante sul nostro ordinamento.

Al momento della scrittura nello schema correttivo, a parte il richiamo alle definizioni del Regolamento eIDAS, il Legislatore nazionale non ha definito l’efficacia e valore probatorio per il sigillo elettronico. Questa “dimenticanza” può essere spiegata dal fatto che il Legislatore ritiene sufficiente quanto stabilito a livello europeo, pur generando con questa decisione il problema che il sigillo elettronico resta svincolato da precise regole nazionali, rispetto alle sottoscrizioni che invece sono ampiamente trattate con riferimenti a vari articoli del Codice Civile.

Nel seguito, oltre a ricordare cos’è il sigillo elettronico, indicano alcune funzioni che lo strumento può svolgere. E’ anche utile ricordare che il sigillo elettronico è stato introdotto per la prima volta nel Regolamento eIDAS. Quindi non ha la storia decennale della firma elettronica alla quale comunque tecnicamente si sovrappone completamente. Nel presente articolo si applica l’analisi giuridica dell’Avv. Matilde Ratti in “Identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno – Commento al Regolamento UE 910/2014″ a cura di F.Delfini e G. Finocchiaro. G. Giappichelli Editore 2017.

 

Il sigillo elettronico

Questo strumento è stato introdotto in eIDAS in forte analogia con la firma elettronica, con la quale condivide la definizione fino allo scopo operativo finale. La firma serve per firmare (questo c’è scritto), il sigillo per garantire l’origine e l’integrità dei dati. Normalmente e di impulso viene subito da dire che il sigillo elettronico è la firma della persona giuridica, ma un’analisi leggermente più approfondita porta a valutare che firma e sigillo non sono funzionalmente del tutto equivalenti.

Alcuni giuristi (Es. G. Finocchiaro nell’opera citata in precedenza) analizzano il tema partendo dalle principali funzioni della sottoscrizione autografa (sviluppate da Carnelutti nel 1929); la funzione indicativa, la funzione probatoria e la funzione dichiarativa. L’Avv. Ratti nell’opera citata ci spiega che:

applicando questa partizione al sigillo elettronico, risulta che svolge, come la firma autografa, la funzione indicativa, poiché individua e distingue il creatore del sigillo dagli altri soggetti giuridici: il sigillo elettronico costituisce una tecnica di identificazione della persona giuridica. Inoltre, come la firma autografa, il sigillo elettronico è idoneo a svolgere la funzione probatoria, ossia, ai sensi dell’articolo 35 del Regolamento eIDAS, forma prova della provenienza dei dati, del documento informatico o del bene informatico dalla persona giuridica a cui il sigillo si riferisce.

La funzione dichiarativa non è espressamente stabilita in eIDAS evidentemente al fine di evitare conflitti normativi. Infatti il Regolamento non stabilisce norme in materia di capacità e rappresentanza.

Proprio perché il Regolamento non si esprime in materia sarebbe utile che lo facesse il Legislatore nazionale, considerando anche che – sempre a livello Regolamentare – non ci sono norme che vietano l’espressione del consenso della persona giuridica tramite l’utilizzo del sigillo elettronico.

Ipotesi e certezze per l’ordinamento nazionale

In questa sede la necessità di sintesi non consente di sviluppare pienamente il tema (sviluppato ottimamente nell’opera citata dall’Avv. Ratti), ma è importante ricordare che il sigillo elettronico con l’utilizzo anche delle fattispecie sigillo avanzato e qualificato (vedi gli articoli dal 35 al 40 del Regolamento eIDAS) costituisce un indispensabile nuovo strumento di garanzia per la funzione di integrità del documento informatico o del bene digitale sul quale è apposto.

Quindi foto digitali, software o particolari documenti informatici come la fattura elettronica, le visure camerali, ricevute dei sistemi di PEC e altro possono essere sigillate con efficacia probatoria comunitaria, ma senza specifici richiami all’ordinamento nazionale.

Concludendo è opportuno sottolineare che il sigillo elettronico non è giuridicamente equivalente al contrassegno elettronico (noto anche come timbro o glifo) stabilito nel CAD. Il sigillo elettronico individua la persona giuridica che ha prodotto il documento; il contrassegno garantisce la conformità delle copie analogiche di documenti informatici originali. Naturalmente sigillo e glifo hanno tratti comuni, ma il valore probatorio va valutato caso per caso utilizzando il diritto civile nazionale. Comunque il mercato è pronto e numerosi attori hanno ottenuto la qualifica eIDAS per emettere certificati qualificati e sono disponibili anche dispositivi qualificati per la generazione di sigilli. E anche l’Agenzia delle Entrate sta sviluppando regole che superano la sottoscrizione e confluiscono nel sigillo. E ci accontenteremo di un CAD ancora riservato alle sole sottoscrizioni.

 

 

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