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Codice appalti, ecco quali sono gli ostacoli all’attuazione

di Caterina Acquarone, Senior Procurement Consultant, Gare e Advisory, FPA – Advisor Cantiere Procurement pubblico

 

Le aspettative sul nuovo Codice Appalti pubblicato ad aprile 2016 erano e restano enormi: gare più veloci per provare a sbloccare il motore ingrippato degli appalti pubblici e degli investimenti, garantendo nel contempo maggiori garanzie di trasparenza e imparzialità.

La pubblicazione del nuovo Codice, pur attesa da tempo, aveva colto in qualche modo tutti di sorpresa, anche perché la scelta di abolire contestualmente il Regolamento applicativo del vecchio testo in assenza di una futura e futuribile soft law, ha provocato una lenta ripresa delle gare, soprattutto per le indecisioni delle Stazioni Appaltanti sugli aspetti procedurali e sul superamento di vecchie regole e abitudini consolidate.

Il risultato di questa mancanza di chiarezza e sicurezza sulle regole ha portato al fiorire di procedure sempre diverse e ha prestato il fianco a coloro che, sempre presenti all’interno di ogni istituzione, fanno resistenza passiva al cambiamento con quella che usiamo definire “la burocrazia difensiva”: ecco allora buste amministrative della gara contenenti, a fianco del DGUE-Documento di Gara Unico Europeo (e sottolineo unico), una miriade di dichiarazioni aggiuntive; richieste di dichiarazioni in originale firmate prima sul cartaceo e poi digitalmente; contratti a stipula digitale con richiesta di firma contestuale dinnanzi al segretario comunale (portando con sé la macchinetta per la firma digitale in aereo) e innumerevoli altre amenità. Varrebbe un giorno la pena di scrivere un libro di raccolta dei casi più fantasiosi.

A fianco di quanto sopra descritto, la mancanza di disponibilità dei nuovi sistemi tecnologici necessari per supportare i nuovi processi, uno tra tutti la creazione della BDOE, la Banca Dati unica degli Operatori Economici (art. 81 del Codice), che avrebbe dovuto e dovrebbe – nelle intenzioni del legislatore e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – superare la farraginosità del processo di comprova e controllo dei requisiti di partecipazione alle gare tuttora svolto dall’Autorità Anticorruzione all’interno di AVCpass, ha complicato anziché semplificare il quadro complessivo. Oggi la BDOE vedrà probabilmente la luce (almeno nei primi elementi essenziali) nella prima parte del 2018 compatibilmente con l’effettiva disponibilità e capacità dei soggetti che detengono i dati necessari a renderli fruibili realmente in interoperabilità.

Siamo quindi arrivati al 2017 con un susseguirsi di piccole/grandi revisioni al testo (già a luglio 2016 era stato necessario un Avviso di Rettifica contenente oltre 170 tra refusi e modifiche più corpose) e di richieste di variazioni – spesso restaurative del sistema precedente – che hanno visto tutte le istituzioni coinvolte impegnate in un paziente lavoro di ascolto e mediazioni tra spinte talvolta opposte tra di loro. Per tutta la prima parte del 2017 l’attenzione delle diverse categorie professionali e degli enti e istituzioni è stata quindi focalizzata sull’esigenza di sostenere le proprie istanze.

Il provvedimento Decreto legislativo n. 56 del 19 aprile 2017 “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50” (il “Correttivo”), entrato in vigore il 20 maggio scorso, si compone di 131 articoli e rappresenta in qualche modo una sostanziale riscrittura del Codice, visto che oltre ad aggiungerne due (il 17-bis e il 113-bis) ne modifica oltre 120 articoli su 220: a dire di molti ora il testo è finalmente più in linea con le esigenze del Paese, sempre in attesa di un buon numero di Linee Guida applicative. Ed ecco quindi regole più semplici per gli appalti sotto soglia, il rating di impresa che passa da obbligatorio a volontario in una prospettiva di premialità delle condotte virtuose più che di punizione (sempre prevista per i comportamenti scorretti) da parte delle Autorità, la previsione nel Correttivo di posti riservati alle PMI locali negli appalti inferiori a un milione di euro, l’applicazione obbligatoria della clausola sociale per gli appalti ad alta intensità di manodopera, il divieto alle stazioni appaltanti di subordinare la corresponsione del corrispettivo per i servizi di architettura e ingegneria all’ottenimento del finanziamento dell’opera progettata; il reinserimento dell’appalto integrato in presenza di elemento tecnologico prevalente rispetto all’importo complessivo dei lavori.

L’altro processo fondamentale del 2017 relativo al sistema degli appalti pubblici è l’attivazione della Task Force per il disegno del processo di e-procurement finalizzata a dare piena e completa attuazione al processo di digitalizzazione per l’approvvigionamento di beni e servizi delle Pubbliche Amministrazioni da Parte della Cabina di Regia nata per monitorare lo stato di attuazione della nuova normativa e le difficoltà riscontrate dalle stazioni appaltanti, per individuare eventuali soluzioni correttive. Anche questo processo è stato portato avanti con modalità partecipative dall’AgID con il supporto della Task Force, composta da rappresentati di tutti gli enti ed istituzioni pubbliche coinvolti.

A metà novembre l’AgID ha inoltrato il testo in bozza dell’articolo 44 all’Ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri e contiene un disegno di come dovrà essere svolto l’intero processo di acquisto digitalizzato e delle caratteristiche tecnologiche e di sicurezza che le Piattaforme Acquisti delle Stazioni Appaltanti dovranno garantire a partire da metà 2018 in risposta alle istanze della Commissione ed ai Regolamenti europei.

Insomma, il Codice contiene in sé tutti gli elementi per realizzare le proprie promesse di semplificazione, velocizzazione, trasparenza e imparzialità ma sono ancora molte le resistenze e le incognite che ostacolano l’approvazione e l’applicazione delle regole.

 

 

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