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Servizi digitali e la straordinaria vitalità degli enti locali

di Andrea Baldassarre, project manager Cantieri della PA, FPA

La periodica pubblicazione dei dati del DESI rilancia ogni anno il dibattito tra due distinte fazioni: da un lato, coloro che ritengono che lo scarso utilizzo dei servizi online della PA sia da attribuire prevalentemente al deficit di competenze digitali dei cittadini italiani; dall’altro chi, come FPA, riconduce le performance non certo lusinghiere alla voce “servizi pubblici digitali”, alla qualità dei servizi che le amministrazioni italiane mettono a disposizione della propria utenza. Una convinzione, quest’ultima, maturata nel corso di tanti anni di presidio del tema, e consolidatasi durante gli ultimi due grazie all’analisi del Cantiere della PA dedicato al tema della cittadinanza digitale.

Una convinzione che sembra ormai maggioritaria anche tra i principali protagonisti del processo di digitalizzazione dei servizi a cittadini e imprese. Ne sono testimonianza le azioni avviate nel 2017 da Team Digitale e AgID con l’obiettivo di migliorare l’esperienza del cittadino nella sua interazione digitale con la PA, attraverso la ridefinizione del design di portali e servizi delle diverse amministrazioni. Azioni che segnano forse un punto di svolta verso il miglioramento dell’offerta pubblica di servizi online e che, pur muovendosi nel solco delle iniziative precedentemente avviate, portano l’impronta evidente del Team guidato da Piacentini. Team cui va riconosciuto il merito di aver rimesso i temi dell’usabilità e dell’accessibilità al centro dell’azione di governo, introducendo però elementi di profonda discontinuità rispetto al passato, a partire dalla costituzione e dallo sviluppo delle comunità di pratica di sviluppatori e designer a supporto delle PA, a dimostrazione della grande importanza riconosciuta ai processi di innovazione “dal basso”.

Le iniziative volte al miglioramento della user experience del cittadino, insieme alle azioni finalizzate alla diffusione delle Piattaforme abilitanti, promettono quindi di apportare un beneficio immediato in termini di miglioramento dell’offerta di servizi pubblici digitali. Sono però molte le azioni previste dal Piano triennale che racchiudono in loro le potenzialità per produrre impatti notevoli sull’interazione digitale tra amministrazioni e cittadini. Tra queste, rientra sicuramente la transizione al nuovo modello di interoperabilità basato sull’approccio API first. Affinché i servizi digitali della PA siano sempre più efficienti e fruibili, è infatti necessario abilitare il dialogo e la condivisione delle informazioni inerenti cittadini e imprese detenute dai diversi enti, in modo da rendere all’utenza il servizio forse più importante: evitare di chiedere più volte informazioni già fornite in passato. È il c.d. principio “una tantum” (once only principle), tanto caro all’UE ed esplicitamente richiamato dallo stesso Piano, la cui piena realizzazione passa necessariamente dal superamento dell’attuale modello di gestione dei dati pubblici organizzato per “silos verticali”. L’attuazione del nuovo modello passerà non solo dall’individuazione delle soluzioni tecniche e organizzative necessarie a garantire la sua piena sostenibilità e la sua massima diffusione presso tutte le amministrazioni, ma anche da una maggiore attenzione alla dimensione semantica dell’interoperabilità. La definizione di linguaggi comuni e modelli di dati condivisi costituisce infatti un prerequisito fondamentale per abilitare lo scambio di dati e informazioni tra i diversi enti.

In questo senso, sarà importante valorizzare i primi importanti risultati ottenuti nell’ambito dell’Agenda per la semplificazione in tema di modulistica unificata e standardizzata. Il rilascio dei primi moduli standardizzati e dei relativi schemi dati XML inerenti le attività commerciali (ottobre 2017) rappresentano infatti un primo e fondamentale passo per abilitare l’interoperabilità e lo scambio dei dati inerenti uno dei principali ambiti applicativi di interesse comune. Innovazioni di merito, ma anche e soprattutto di metodo. I moduli costituiscono infatti il frutto di un percorso collaborativo coordinato dal Dipartimento della Funzione Pubblica, che ha visto la partecipazione di un gruppo multidisciplinare di rappresentanti delle Regioni, ulteriore dimostrazione che la collaborazione tra livello centrale e locale rappresenta l’unica strada possibile per valorizzare l’enorme patrimonio di competenze presenti sul territorio.

Ciò che emerge maggiormente dal confronto avviato nell’alveo dell’edizione 2017 del Cantiere Cittadinanza digitale è infatti l’incredibile vitalità degli enti locali aderenti, che rappresentano un vero e proprio giacimento di idee, esperienze e progettualità che aspettano solo di essere messe a fattor comune e al servizio di tutte le amministrazioni, come dimostrano le importanti progettualità avviate e realizzate nel corso del 2017, di cui forniamo una breve rassegna nelle pagine a seguire. Iniziative volte a semplificare il rapporto con il cittadino e a migliorare la sua user experience nell’interazione digitale con la PA, anche attraverso una rinnovata attenzione al tema dell’interoperabilità, intesa come vero e proprio metodo di lavoro. Tali esperienze sono la testimonianza evidente di una nuova cultura dei servizi digitali, in cui il cittadino è finalmente al centro della vision dell’amministrazione.

Affinché le diverse azioni programmate a livello centrale dispieghino appieno le loro potenzialità, sarà pertanto necessario valutare con attenzione il loro potenziale impatto sulle iniziative già consolidate a livello locale. In particolare, il percorso di attuazione del Piano triennale dovrà essere accompagnato da un ripensamento a monte della governance dell’innovazione, improntato alla collaborazione tra livello centrale e locale. Una governance che garantisca uniformità e coerenza nell’attuazione del modello strategico, ma che consenta anche di non disperdere quanto di buono è già stato fatto nei diversi territori e di valorizzare le best practice e le esperienze delle amministrazioni locali più virtuose.

 

Clem Onojeghuo