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Reti e data center integrati, ecco come il progetto Tripolo cambierà la Pa digitale

di Gianluca Mazzini, Direttore generale, Lepida SpA

Rafforzare lo sviluppo del digitale come leva per una maggiore competitività dei territori e una Pubblica Amministrazione più aperta ed efficace: questo l’obiettivo strategico con cui abbiamo dato avvio, dato l’impulso di Assinter, al percorso di un Tripolo che realizzi una collaborazione operativa tra tre diversi territori: Emilia-Romagna, Provincia Autonoma di Trento e Friuli Venezia Giulia. Siamo partiti in tre perché abbiamo una matrice di condizioni storiche analoghe. Mi spiego: abbiamo sviluppato delle reti a favore del territorio di proprietà pubblica, abbiamo esercito queste reti, abbiamo progettato dei datacenter. Abbiamo messo in esercizio operativo i datacenter. Abbiamo collegato i datacenter alle reti. Abbiamo sviluppato dei servizi. Abbiamo messo in esercizio questi servizi. Li abbiamo collocati nei nostri datacenter connessi alle nostre reti. Abbiamo anticipato le normative sulla sicurezza affrontando il tema della sicurezza in modo completo: da quella ambientale a quella informatica, da quella  procedurale a quella sostanziale.  Parlando in più occasioni  abbiamo capito che le analogie erano forti e che stare assieme sarebbe stato un vantaggio. Così è iniziata la strada del Tripolo, del mettere assieme quanto di buono realizzato nei nostri territori. Nuovamente partendo dalle reti, poi passando ai datacenter ed infine ai servizi. Nell’ottica di federare l’esistente, uniformandolo alle caratteristiche migliori che ognuno dei soggetti riesce ad esprimere.

Per me quindi il progetto del Tripolo ha due valenze. La prima è quella di essere partiti da tre territori per mettere assieme tre esperienze e federare tre tipologie di infrastrutture. Con la voglia di crescere e di non escludere nessuno, e con la massima apertura a tutto ciò che ci assomiglia, che ci può fare migliorare. Siamo anche cinque società in-house: Cup2000, LepidaSpA, Trentino Network, Informatica Trentina e Insiel. C’è un fatto che rende la cosa ancor più interessante nella direzione di una maggiore integrazione: le due società emiliano-romagnole e le due società trentine si stanno fondendo per passare da quattro a due, rafforzando  un processo di razionalizzazione territoriale. Altresì interessante che tutte e cinque le in-house siano socie di Assinter, il cui Presidente è anche il Presidente di Insiel.  La seconda valenza del Tripolo è rappresentata dai tre layer di funzionamento: rete, datacenter e servizi.  Sono tre layer fortemente compenetrati verticalmente, dal basso all’alto indispensabili per funzioni, dall’alto al basso indispensabili per valorizzazione e utilità. Il Tripolo è quindi un valore aggiunto perché sono tre territori che hanno fondato l’iniziativa, ma anche tre le azioni tecniche verticali che trovano una sintesi.

Quali sono i passi concreti con i quali è stato avviato il percorso? Definito l’accordo ora si sta passando alla fase di attuazione. Nel concreto, si sono già collegate le prime due reti e si sta procedendo a collegare la terza. Lo stiamo facendo in modo ridondato sfruttando i punti di interscambio già presenti nelle vicinanze, e quindi il MIX di Milano e il VSIX di Padova. Inoltre si sono condivise alcune piattaforme di virtualizzazione e di storage e si sta lavorando per fare in modo di renderle omogenee nel deploy. L’idea è che una macchina virtuale possa essere creata e resa funzionale ovunque. Si sta lavorando sui meccanismi di disaster recovery congiunti, sfruttando la distanza come elemento importante in caso di evento emergenziale in un territorio. Si stanno definendo dei servizi comuni con l’ipotesi che non abbia senso duplicare le stesse esperienze quando c’è un forte commitment. I tempi sono stringenti perché questo modo di lavorare assieme sta diventando un modo di lavorare delle persone del Tripolo. Perché scadono contratti che possono essere rinnovati con più forza se si è assieme. Perché le economia di scala esistono e sono tanto più evidenti quanto i territori di partenza e le esperienze di base sono omogenee.

Su quali punti prioritari bisogna lavorare? Sul fatto che le in-house lavorano per definizione per i propri Soci e non per gli altri. Occorre quindi ragionare partendo dall’assetto attuale su un modo per lavorare all’interno degli elementi fissati dal Codice degli Appalti e delle legge Madia. Operazione ad esempio già consentita per il 20% del bilancio, ma che potrebbe diventare anche sino al 100% con modifiche da definire. In tal senso i listini sono un elemento cardine. Attualmente i modelli di erogazione dei servizi sono difformi perché sono nati indipendentemente. Bisogna capire come e cosa si può uniformare, sempre con l’attenzione al fatto che qualsiasi azione deve essere congrua rispetto a quello che offre il mercato. Stiamo poi cercando di capire chi altro si vuole unire al Tripolo per allargarlo e renderlo ancora più efficiente. Con l’idea che questa sia un’opportunità e non un vincolo, e sicuramente i territori vicini sono quelli più naturali.

In prospettiva il Tripolo  può essere un elemento base dei Poli Strategici Nazionali. Altri territori con analogie e omogeneità si stanno organizzando in modo simile e quindi in prospettiva si può pensare alla federazione di queste esperienze. L’importante è organizzarsi al meglio, evitare sprechi e ridondanze, favorire l’aumento della continuità di servizio e della sicurezza. Su questo ci stiamo muovendo tutti assieme passando dalle parole ai fatti.

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