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Performance PA, perché senza il digitale non si crea valore pubblico

di Emilio Iori, Università degli Studi di Parma, Cantiere IT Governance

I continui tentativi di riforma della Pubblica Amministrazione da diversi anni a questa parte sono stati guidati da richieste di efficienza, eticità, trasparenza e innovazione digitale. Occorre quindi attuare quella lettura congiunta del “combinato disposto” delle norme in materia di performance e di digitalizzazione della PA che già lo stesso D.Lgs. 150/2009 aveva previsto.

Performance della PA: co-creazione di Valore Pubblico

La normativa relativa alla gestione del ciclo della performance nelle Pubbliche Amministrazioni è oggi in fase di revisione: nelle Linee guida della Commissione tecnica della Performance del Dipartimento della Funzione Pubblica sono stati definiti alcuni importanti elementi di sviluppo rispetto alla normativa precedente, incentrati sulla nozione di co-creazione di Valore Pubblico. Con un approccio non-prescrittivo, le Linee guida evidenziano come l’attività programmatoria delle Pubbliche Amministrazioni non possa prescindere da una valutazione dello stato di salute delle risorse tangibili e intangibili dell’Ente, condizioni abilitanti che assicurano – in una prospettiva di lungo periodo inter-generazionale – la realizzazione di obiettivi di impatto, equilibrando economicità (sostenibilità economico-finanziaria) e socialità (valore per la molteplicità degli stakeholder): che assicurano, cioè, la creazione di Valore Pubblico. Inoltre, i processi di programmazione strategica e operativa devono assicurare coerenza programmatica orizzontale (integrazione dei cicli di performance, bilancio e programmazione strategica) e verticale (connessione logica tra programmazione strategica, operativa e analitica).

Digitalizzazione (mancata) della PA

Il Piano Triennale per l’Informatica nelle Pubbliche Amministrazioni disegna il percorso di innovazione e trasformazione digitale della PA, definendo il modello strategico di evoluzione del sistema informativo. Parole chiave sono: integrazione, programmazione, data-driven, ecosistema.

Tuttavia lo stato di digitalizzazione della PA è tristemente noto, come ha evidenziato la Commissione Coppola nella scorsa legislatura:

“…Le pubbliche amministrazioni, nella grande maggioranza dei casi, approcciano il tema del digitale in modo episodico e non organico. Sicuramente non strategico e non prioritario…”

dovuti a

“…problemi di governance, mancanza di competenze, soprattutto manageriali, carenza di indicatori di risultato che permettano di valutare la qualità dei progetti di digitalizzazione, eccesso di spesa indirizzata alla manutenzione dei sistemi esistenti anziché alla loro evoluzione, effetto lock-in, confusione normativa…”.

In un altro passaggio della medesima relazione si afferma ancora:

“…risultano sostanzialmente inapplicate le prescrizioni che collegano il CAD al decreto legislativo n. 150 del 2009 relativo ai piani delle performance e alla valutazione, mostrando che anche quella norma viene intesa come mero adempimento e non come strumento di gestione e controllo utile al processo di digitalizzazione della PA”.

Valore Pubblico Digital First?

Trascurando quindi ogni facile tentazione dell’ennesimo approccio di natura adempimentale o di burocrazia difensiva e accogliendo invece la sfida del cambiamento: si può co-creare Valore Pubblico senza utilizzare la leva digitale? In epoca di darwinismo digitale la risposta è no:

  • le PA sono organizzazioni complesse ad alto impatto informativo; il patrimonio informativo dell’Ente è uno dei suoi asset e contribuisce al suo stato di salute;
  • nella “società dell’informazione” il cittadino esercita il diritto alla conoscenza, cioè non solo diritto all’informazione ma diritto ad una informazione integra, contestualizzata, finalizzata ad un bisogno e alla conoscenza del valore generato dalla PA;
  • l’abbondanza informativa della zettabyte era rischia di produrre opacità e disinformazione: non ci può quindi essere trasparenza vera se i dati non sono dati di qualità e orientati a produrre conoscenza per gli stakeholder (utenti, cittadini, aziende, altre PA);
  • la co-creazione si basa sulla relazione cittadino-PA ed è quindi evidente che la società digitale dei Big Data e dello SMACIT (social, mobile, analytics, cloud, Internet of Things) determina e richiede modalità di relazione diverse da quelle della società analogica e il principio della “persona al centro” assume una connotazione nuova;
  • il Valore Pubblico è legato alle relazioni e alle azioni armonizzate dei diversi attori pubblici e privati dell’ecosistema.

Si può quindi generare (maggior) Valore Pubblico nella misura in cui la performance della PA include e si integra alla performance dei sistemi informativi o, meglio, nella misura in cui la PA è capace di fare dei sistemi informativi uno dei fattori strategici di cambiamento organizzativo e non un’appendice a valle della pianificazione:

  • assicurando l’erogazione di servizi digitali;
  • adottando un approccio data-driven, per valorizzare il patrimonio informativo in una prospettiva di openess e di data quality, che assicuri nel contempo etica, privacy e security;
  • abilitando la semplificazione e la reingegnerizzazione dei processi;
  • sviluppando e promuovendo le competenze digitali interne alla PA;
  • sviluppando opportune partnership a livello di ecosistema (incluso fornitori e società in-house)
  • definendo opportune strategie di sourcing e di procurement

Per far questo occorre tuttavia attuare una strategia di IT Governance e una gestione manageriale dei sistemi informativi: azzardando una mutuazione dal concetto di coerenza programmatica orizzontale, il Piano della Performance dovrebbe essere organico ad un analogo – ancorché non stabilito da normativa – “Piano della Performance dei sistemi informativi” o Piano dei sistemi, che assicuri il necessario contributo IT alla strategia dell’Ente nella creazione di Valore Pubblico, attraverso azioni e obiettivi in:

  • Principi, politiche e framework
  • Processi IT
  • Struttura organizzativa
  • Cultura, etica, comportamenti
  • Informazioni
  • Servizi, infrastrutture, applicazioni
  • Personale, skill, competenze (digitali)

Ai primi stadi di maturità[1] della trasformazione digitale dell’Ente, il ciclo di gestione della performance dovrebbe armonizzarsi con il processo di pianificazione dei sistemi informativi; in uno stadio avanzato, quando il digitale non è più considerato come qualcosa di separato, ma parte integrante dell’Ente, la strategia dell’Ente è una strategia digitale:  forse il Valore Pubblico che si genera è allora un “Valore Pubblico Digitale“.

 


[1] Solis B. The Race Against Digital Darwinism: Six Stages of Digital Transformation. Altimeter, 2016

 

 

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