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Camisa (Dedagroup):”Per servizi digitali innovativi, pubblico e privato devono collaborare”

Gianni Camisa, CEO di Dedagroup – Cantiere Servizi digitali

Accogliamo con piacere la proposta di FORUM PA che ci consente, in un momento in cui l’attenzione è rivolta ai protagonisti politici e alla composizione della compagine governativa, di tornare a focalizzare il dibattito attorno alle tematiche legate alla Trasformazione Digitale e all’Innovazione del Paese.

Come Dedagroup siamo fortemente convinti che questa trasformazione passi attraverso alcuni snodi chiave: una sinergia pubblico – privato che metta a fattor comune le best practice, un insieme di norme che estendano gli incentivi Industria 4.0 alla digitalizzazione dei servizi, nonché la creazione di un marketplace per la PA capace di offrire soluzioni tailor made compatibili con il modello Agenda Digitale. Una visione che nel periodo preelettorale ho avuto l’opportunità di condividere con alcuni esponenti del mondo politico ed istituzionale, e che pone al centro la Pubblica Amministrazione, sovente percepita come un freno all’innovazione e invece protagonista imprescindibile di questa trasformazione. La PA ha un ruolo fondamentale nel fornire non solo infrastrutture, applicazioni e strumenti che costituiscono la spina dorsale e fattore abilitante per l’innovazione del Paese ma soprattutto nell’orientare i comportamenti dei cittadini, abituandoli a rapportarsi con le istituzioni attraverso strumenti che garantiscano servizio, informazione, trasparenza e apertura.

La collaborazione pubblico privato per abilitare servizi innovativi

In questo senso la rotta per la digitalizzazione della PA pare tracciata, con l’approvazione del Piano triennale elaborato dall’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e dal Team per la trasformazione digitale coordinato da Diego Piacentini, con effetti auspicati da qui al 2019. Un’agenda densa di attività e progetti in cui la collaborazione pubblico – privato gioca un ruolo fondamentale, ma che necessita di approcci e  infrastrutture che ne abilitino l’effettiva  applicabilità. L’interoperabilità dei dati e dei sistemi, ad esempio, è cruciale per realizzare questa sinergia. Il Co-Innovation Lab, iniziativa congiunta Dedagroup – Fondazione Bruno Kessler, è dedicato esattamente allo sviluppo di standard e buone pratiche per l’apertura e l’interoperabilità dei dati e dei servizi, e rappresenta una best practice di quella partnership fra il settore pubblico e quello privato che Dedagroup ritiene fondamentale per l’innovazione dell’Italia. In questo laboratorio, in particolare, si sta costruendo il Digital Hub con cui testare lo sviluppo e la costruzione delle infrastrutture immateriali indirizzate nel Piano Triennale. Il Digital Hub è una iniziativa di Open Innovation che parte da Trento, ma è aperta all’inclusione di nuovi interlocutori pubblici o privati, così come all’ingresso di talenti sempre nuovi e alla replicabilità in altre Regioni italiane. Riteniamo sia un’ottima strada per diventare “l’ambiente di test del sistema operativo del Sistema Paese”, per sviluppare occupazione, diffondere competenze digitali e nuove professioni.

Un’Industria 4.0 che si estende dalla fabbrica ai servizi innovativi grazie ai pagamenti elettronici

Altro tassello fondamentale della Trasformazione Digitale riguarda il sostegno all’innovazione del settore privato. Riteniamo importante che gli incentivi garantiti da provvedimenti come la “nuova Sabatini” vengano estesi anche al di fuori del perimetro strettamente manifatturiero, così da abilitare concretamente una trasformazione all’insegna dei servizi interconnessi. In particolare pensiamo che i pagamenti elettronici giochino un ruolo di primo piano, ed occorra una spinta decisa per realizzare la transizione dell’Italia verso una vera e propria “cashless revolution”, ambito nel quale siamo oggi agli ultimi posti in Europa. Avere il coraggio di promuovere e immaginare un Paese cashless non solo correggerebbe in modo evidente due ataviche problematiche italiane come la corruzione e l’evasione fiscale, ma di fatto permetterebbe di realizzare un’infrastruttura comune per far crescere sia le nuove forme di impresa che nascono proprio dall’economia digitale, sia quelle esistenti che si avvantaggerebbero di maggiore efficienza e sicurezza. La costruzione di questo sistema sarebbe inoltre una straordinaria occasione di superamento dei silos e dei confini settoriali, essendo facile immaginare lo sforzo comune che richiederebbe alla PA, alle authority, alle banche e alle imprese stesse. Infine, rappresenterebbe naturalmente il genere di innovazione che, impattando sulla vita quotidiana di tutti, consentirebbe di superare il digital divide esattamente come fece a suo tempo l’introduzione dei Bancomat.

Un marketplace con soluzioni su misura per realizzare la PA digitale

Tornando al Settore Pubblico, giova ricordare come il Piano triennale preveda anche un concreto sostegno economico, con la possibilità per le Pubbliche Amministrazioni Locali di accedere a un prestito ordinario, messo a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti, per i progetti digitali. A ciò si aggiunge l’opportunità di richiedere, a partire dal 2019, spazi finanziari per investimenti in sviluppo software e manutenzione evolutiva finalizzati all’attuazione del Piano Triennale, nonché i contributi previsti dal Pon Governance europeo per il supporto al subentro in ANPR. Appare quindi fondamentale che la Pubblica Amministrazione attivi un meccanismo di selezione e finanziamento dei partner e dei progetti chiaro, trasparente e focalizzato sugli obiettivi della crescita digitale. Per questo riteniamo necessario allineare i processi di acquisto delle PA alla visione strategica contenuta nel Piano Triennale, evolvendo verso un concetto di marketplace nel quale risiede, a nostro avviso, tutta la potenza trasformativa e attuativa di quanto contenuto nel Piano. Il marketplace dev’essere uno spazio regolato ma aperto, in cui dar libero impulso alla proposta delle migliori soluzioni possibili con cui aiutare le PA a cambiare. Quest’approccio introduce un cambio di paradigma fondamentale negli acquisti del settore pubblico: sempre più soluzioni chiavi in mano e sempre meno giornate/uomo. Vediamo un futuro con più procedure SDAPA e lo sviluppo del MePA come catalogo/vetrina di soluzioni di cui sia certificata sia la compatibilità con il modello Agenda Digitale sia l’interoperabilità.  Una logica che privilegia quindi la qualità e in particolare quella “qualità sartoriale” che è una caratteristica di successo del “made in Italy”, anche nel campo delle soluzioni informatiche.

Nella trasformazione digitale che la Pubblica Amministrazione sta affrontando e affronterà nei prossimi anni un ruolo di primo piano sarà giocato dai player italiani dell’ICT, aziende che hanno una conoscenza spiccata del contesto, in misura maggiore rispetto ad altri attori del nostro mercato, e che sono in grado di realizzare soluzioni ad hoc di assoluta qualità. Esiste un “made in Italy” di eccellenza anche nel Software, che il Paese può e deve saper sfruttare al meglio.

 

 

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