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La tecnologia contrasta la dispersione scolastica: il progetto di Sardegna Ricerche e Crs4

di Nunzia Bonifati, science journalist

 

Tra i problemi del nostro paese e in particolare della Sardegna ci sono l’abbandono scolastico e le difficoltà dei giovani di trovare impiego. Non sappiamo se e in quale misura i due fenomeni siano collegati. Di sicuro, aiuta un sistema d’istruzione che favorisce il lavoro di gruppo e lo sviluppo di capacità utili nella vita. Tra le misure adottate nella regione sarda per sostenere la scuola in questa direzione c’è il miglioramento dell’offerta formativa con laboratori didattici extracurricolari che prevedono l’uso mirato della tecnologia. Non comuni laboratori. Ma un progetto educativo basato sulle più avanzate metodologie della didattica innovativa. Coinvolge scuola e famiglia, mondo produttivo e culturale. Piace a tutti. E occupa un posto di rilievo nella comunità scientifica internazionale.

Stiamo parlando di Linea B2, che rientra nel programma regionale Tutti a Iscol@ destinato alla valorizzazione del sistema scolastico. Promosso dalla regione autonoma della Sardegna, Assessorato della pubblica istruzione, cofinanziato dai fondi sociali europei (POR FSE 2014-2020) Linea B2 è stato realizzato da Sardegna Ricerche, l’agenzia regionale per la promozione della ricerca e il trasferimento tecnologico. E su incarico della stessa agenzia a occuparsi della definizione delle linee guida, supervisione, piattaforma informatica e monitoraggio delle attività è stato il gruppo Educational Technology del Crs4, Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna.

Sono tre gli obiettivi dei laboratori tecnologici previsti dal progetto. «Svolgere questo tipo di attività didattiche in orario extracurriculare per migliorare il rapporto degli studenti con la scuola estendendone il tempo di apertura. Migliorare le interazioni con il territorio e con il tessuto economico delle imprese, mediante il coinvolgimento di operatori economici specializzati nell’utilizzo di tecnologie da proporre quali argomenti didattici. E infine, ideare una modalità didattica capace, attraverso il problem solving e il lavoro di gruppo, di potenziare e arricchire le abilità degli studenti» spiega Alessandro Corrias, responsabile Servizio politiche scolastiche, regione autonoma Sardegna. «Tutto ciò con l’idea che tale processo diventi uno strumento di superamento delle difficoltà degli studenti, quindi di minore dispersione, integrandosi con i processi scolastici e con l’aumento delle capacità relazionali e cognitive degli alunni» conclude Corrias.

I laboratori si sono svolti in tre anni scolastici, dal 2015 al 2018, nei 171 istituti d’istruzione pubblici di ogni ordine e grado che ne hanno fatto richiesta. A gestirli, secondo le linee guida del Crs4, sono stati gli operatori economici che hanno risposto al bando pubblico di Sardegna Ricerche. E così «l’impresa nelle sue diverse forme è entrata in aula portando le proprie competenze e il concetto di innovazione, senza forzare il mondo della scuola, riproponendone schemi e modelli, ma adattandoli a tematiche nuove ed esperienze diverse, vicine al sentire dell’impresa coinvolta nel progetto» spiega Carla Atzeni, dei Servizi reali e d’innovazione di Sardegna ricerche. Le scuole hanno potuto scegliere tra una vasta gamma di laboratori tecnologici, individuati dai ricercatori del Crs4 in base alle nuove tendenze della didattica innovativa. Tra questi i droni, la robotica educativa, l’internet delle cose, la realtà aumentata, la progettazione 3D e altro ancora.

La risposta è andata oltre ogni aspettativa, coinvolgendo un numero di operatori economici in costante crescita lungo i tre anni di management del progetto. Fin dalla prima edizione tutti hanno mostrato entusiasmo: operatori economici, scuole, studenti, famiglie e le stesse comunità dove i laboratori si sono svolti. «La formula sperimentata ha creato un circolo virtuoso che ha visto la collaborazione tra pubblica amministrazione, enti di istruzione, ricerca e innovazione e privati. Da qui è scaturiti un dialogo costante e una sinergia crescente, che hanno consentito di superare le diffidenze legate all’appartenenza a sistemi distinti, talora non colloquianti tra loro» conclude Atzeni. Inoltre, il progetto è riuscito nell’obiettivo di avvicinare alla scuola gli studenti per i quali il percorso scolastico si presenta a volte più difficoltoso.

In sintesi «il monitoraggio del triennio di attività ha fornito dati quantitativi e qualitativi sufficienti per capire che la scuola, quando avvicinata con proposte educative capaci di sostenere il percorso generale dello studente, senza stravolgere inutilmente la didattica dell’insegnante, risponde positivamente agli stimoli dell’innovazione tecnologica» dice Carole Salis, alla guida del gruppo Educational Technology del Crs4.

Nello specifico, il monitoraggio del triennio di attività laboratoriali, condotto con il metodo del questionario e delle interviste “a voce”, mette in evidenza alti livelli di apprezzamento da parte di docenti e studenti. Entrambi dichiarano di aver vissuto un’esperienza importante, di essersi sentiti parte di una scuola capace di cogliere stimoli da una realtà esterna – l’operatore economico – con la quale si è creato uno scambio culturale lungo il percorso laboratoriale. La quasi totalità dei partecipanti desidera proseguire la strada intrapresa. Inoltre «nonostante le difficoltà affrontate, dovute per lo più alla mancanza di tempo e al sovraccarico di attività pomeridiane, i dati indicano come il mondo produttivo e culturale abbia saputo rispondere generosamente alla curiosità degli studenti e dei docenti coinvolti nelle attività» continua Salis. Del resto, sono gli stessi studenti a sollecitare il cambiamento. Alla domanda sul perché partecipasse al laboratorio pomeridiano, un alunno di 10 anni ha risposto: “Mi piace conoscere la tecnologia, è importante per il mio futuro”.

La formula vincente di questi laboratori innovativi deriva dalla qualità delle linee guida, alle quali si sono dovuti attenere gli operatori economici (imprese, dipartimenti universitari, associazioni) che li hanno realizzati. «Sono raccomandazioni che seguono l’approccio pragmatico dell’imparare facendo (learning by doing) e del lavoro di gruppo tipiche della pedagogia costruttivista» precisa Salis. Secondo questo indirizzo pedagogico la conoscenza è il risultato della relazione tra il soggetto e la realtà che lo circonda. Pertanto, non può essere acquisita in modo passivo, ma deve svilupparsi nel processo di interazione. In accordo con la linea pedagogica, nel corso dei laboratori gli operatori economici hanno stimolato gli alunni non solo a manipolare gli oggetti, ma soprattutto a riflettere, discutere e confrontarsi con compagni e docenti. Tutti i partecipanti sono stati coinvolti nelle attività di apprendimento. Si sono favorite la motivazione, la curiosità e il gioco, valorizzando l’errore come momento decisivo del processo di apprendimento. Inoltre «per incoraggiare l’autonomia gli alunni sono stati portati a individuare e risolvere i problemi scomponendoli di volta in volta in sotto-problemi di minore complessità, sino a risolvere quello di ordine generale (problem solving strategy)» conclude Salis. Si tratta di un approccio che responsabilizza l’alunno di fronte all’osservazione, all’analisi e alla valutazione dell’impatto che la soluzione individuata può avere sul problema stesso.

Tutto il lavoro svolto, risultati compresi, è accessibile sulla piattaforma iscola.crs4 realizzata per mettere in comunicazione tutti i partecipanti. Ora l’ambizione è offrire il progetto alle regioni d’Italia interessate con la formula del riuso. Frattanto, i ricercatori del Crs4 presentano la Linea B2 nelle più importanti conferenze internazionale nel settore delle innovazioni tecnologiche applicate all’educazione. L’appuntamento più recente è stato a Tokyo, il 26-28 ottobre scorsi, alla 10° ICECT International Conference on Education Technology and Computer.

 

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